domenica 27 novembre 2016

cercando la Cuba che è in noi

Cuba, otto anni fa, forse nove.
Avevamo appena terminato di pedalare per oltre 300 chilometri, lungo tutto il nord dell'isola, incontrando un mondo che neanche il migliore Hemingway avrebbe mai saputo raccontare... oddio, forse le mani piene di dita de Il vecchio e il mare conservano gelosamente sotto la pelle arrugginita quell'idea di Cuba che mi porto addosso da sempre ma che non so interpretare.
Un'idea romantica, forse inesistente, sicuramente non isterica e opportunista alla Yoani Sánchez, o - viceversa - retorica e zeccosa di quelli che inneggiavano a Cuba Libre senza ricordare che quella castrista è stata una feroce e sanguinosa dittatura.
Però: girare dentro quel mondo, partendo dal basso - quello "vero" - incontrando volti e realtà che neanche il turista meno plastificato riuscirebbe a incontrare... quei volti pieni di grazia e di fierezza, ma anche colmi di un'oscurità che si respirava anche nell'aria, dentro quegli occhi pieni di domande, come fossimo dentro uno zoo... noi gli animali, però.
Il gruppo aveva deciso di prendersi una mezza giornata di riposo ai bordi di una piscina senz'acqua, di un albergo ex glorioso, ma in quell'oggi con gli ascensori guasti e le stanze consunte da cui uscivano insetti apocalittici. Una giornata di riposo, ma non per me.
Decisi di seguire il Malecón fino a dove sarei potuto arrivare, quella lunghissima arteria stradale con meno buche di Roma, che accarezza l'Oceano, da dove leggenda vuole che nei giorni limpidi si possa vedere distante Miami ma vicinissima la libertà americana. Basta un barcone, una chiatta, e puoi rincorrere il benessere senza tanti sforzi.
Armato di una reflex digitale e di un pacchetto di sigarettini cubani alla crema, cominciai a mischiarmi dentro la quotidianità della gente. Vestito da turista lo ero, per carità. Ma dovevo avere una faccia così affamata di tutto, che quasi passavo inosservato: ero troppo oltre ogni standard turistico.
E, come ti sbagli, incontrai il parente di un parente di un parente di Bologna che mi chiese soldi e ospitalità in Italia; notoriamente, a Bologna è pieno di parenti cubani... poi mi fermò una prostituta più giovane di mia nipote: due occhi verdi che avrebbero imprigionato persino Ulisse... alla fine arrivai nella piazza antistante l'ambasciata USA, dove strozzavano il vento del persempre delle triangolari bandiere cubane dedicate ai caduti della primissima ora. Anziché di nero, come recita Google, erano listate con i colori cubani, perché quello era l'anno del cinquantenario. Ogni pilone porta con sé nomi evocativi: da Marx ad Engels, passando per gli eroi più o meno locali.
E poi mi si avvicina un vecchio, i cui denti erano ormai dispersi, sparpagliati durante qualche rissa di lustri fa. Biascicò qualcosa che il mio finto spagnolo non poteva certo comprendere. Gli offrii un sigaretto, anzi due. Mi sorrise e si chinò leggermente: da ora in poi saremmo stati fratelli... e mi fece fotografare di tutto: amici pescatori, case catapecchiose, strade oscure, realtà misteriose, occhi, volti e racconti... avevo Cuba ai miei piedi. Tornai in albergo dopo un'ora, con la memoria colma di storie. Ciao ciao, Hemingway!
La sera stessa, Raul Castro fece il suo discorso commemorativo. Restai ammaliato davanti al televisore, pensando alla mia Cuba inesistente, alla Rivoluzione eterna, Eterna Rivoluzione Insanguinata.
E forse proprio in quel momento, rimembrando da lontano il volto di quel vecchio - con il sottofondo delle parole di Raul, compresi cosa fosse la mia Cuba e quale invece poteva essere la realtà. Ma non riuscivo a scriverla, a raccontarla, a darle un senso.
Otto anni dopo, magari nove, cioè ieri, ho trovato forse una risposta. 
Appena saputo della morte di Fidel, ho posto una domanda 2.0 dentro una chat d'ufficio (in cui sicuramente si parla di cose più sensate): che differenza c'è tra come vivono i cubani e come viviamo noi? Solo nelle "cose" possedute o anche nella libertà? Per carità, noi siamo "liberi"... però: da cosa? E come?
Lo so, sono domande stupide, apparentemente da irritantissima zecca che non ha il minimo rapporto con la realtà. Una collega ha risposto così
Le "cose" che abbiamo sono spesso la scusa migliore per arrendersi alla libertà surrogata. Lavoriamo per conquistarci alibi che presupporrebbero un coraggio superiore. La libertà ha un prezzo altissimo da pagare. Quella vera non è uno stile di vita, è una conquista. E parlo principalmente a nome mio che ho scelto liberamente come gestire il tempo e il lavoro e dietro a questa scelta nascondo paure più grandi. A volte semplicemente si sceglie di non essere completamente liberi perché certe regole, certi spazi confortano paure più grandi. Non so se è questo che intendevi, però ecco, per me è così.
Hasta la victoria. Siempre...

lunedì 14 novembre 2016

The elements of King Crimson tour 2016 - Il concerto di Roma

Narra la leggenda che nei credit di Trio figuri anche Bill Bruford nonostante non vi abbia suonato, proprio perché Robert Fripp gli riconobbe l'idea di non aver mosso percussione alcuna. Che sia vero o no, è tipicamente da Robert Fripp, e non solo sul piano della mera provocazione tipicamente british
Fatto sta che passare da questa sorniona visione artistica (del 1974) al tirar fuori ben tre batterie (in questo 2016), ne passa.
A livello emotivo, il concerto di Roma ha smosso il freddo calcolatore che è in me: non nascondo che ascoltando cose come The Letters (una delle mie preferite insieme a Book of Saturday, purtroppo e invece non eseguita) o Epitaph, il mio cuore si è commosso all'inverosimile, solcando qualche lacrimuccia nella guancia ormai cinquantenne.
Però bisogna anche avere il coraggio di astrarsi, di uscire fuori da se stessi: splendidi tecnicismi, impressionanti controtempi su controtempi, ma troppi tom e troppe casse gratuite.
Mia moglie ed io avevamo due posti eccellenti, ma Mel Collins ce lo siamo persi spesso e volentieri... per tacer dei (rari, stranamente) solismi di Fripp, umiliati da fracassoni rullanti.
Per carità: Vroom riletta tipo Peter Gunn Theme ha avuto un suo fascino; Schizoid Man interrotta da un drum solo di quasi dieci minuti, è già diventato un mo(nu)mento di rara eternità; Talking Drum sembrava uscita due giorni fa... però c'è qualcosa che non torna in questa operazione.
Fripp mi ha insegnato - ci ha insegnato - a lavorare per sottrazione. Ricordiamo cose tipo Islands: la Les Paul del nostro idolo quasi non si sente. Ricordiamo The Night Watch: Fripp esegue un solo di rara nitidezza senza "petrucciare" mai. Ogni brano dei King Crimson, insomma, è sempre stato caratterizzato dall'incantevole incontro tra grazia e matematica, tra calcolo e improvvisazione, tra algoritmo e pause. Sottrazione, sottrazione, sottrazione.
Nel concerto di Roma, invece, si è persa totalmente questa attitudine, questo sapore, questa lezione di vita (come l'ha definita anche Bollani, presentando proprio Fripp e Zappa come suoi unici esempi di come ci si debba avvicinare alla composizione).
Qualcuno potrebbe farmi notare come nel dvd Radical Action to Unseat the Hold of Monkey Mind che racconta questo Elements Tour non ci siano gli echi della pessima acustica della Conciliazione, e che si possono apprezzare serenamente le tre batterie.
Ma non mi basta, e non posso accettare di dover ragionare con questi distinguo: quelle tre batterie sono diventate troppe. Una scelta artistica che francamente non riesco proprio a comprendere.
È vero, i King Crimson degli anni '90 ne avevano due: ma una era di Bill Bruford, delicato e perfetto come pochi. È vero anche che il Miles Davis elettrico di batteristi ne usò addirittura tre: ma erano misurati e ben calibrati.
Qui abbiamo avuto: Pat Mastellotto, che da sempre picchia troppo e senza fantasia; Gavin Harrison - anche direttore musicale - che ha usato il rullante come la carta sulla lingua; Jeremy Stacey, che notoriamente ha un'eccellente anima jazz, soffocata però dai due comprimari.
Tra le curiosità: girava voce che non avremmo mai ascoltato qualcosa del primo periodo con Adrian Belew. Leggenda vuole infatti, che lui e Fripp abbiano litigato di brutto. E proprio mentre mi stavo rassegnando a subire la censura sul trittico degli anni '80, parte Indiscipline in una mirabile versione "lirica 2.0"... le cui parole, guarda caso, non sono di Adrian, ma della moglie, Margaret.
Una volta, quando Fripp si ritirò temporaneamente dalle scene, scrissi che era finita un'èra. Ma non l'era del prog, cui solo gli ignoranti assimilano i King Crimson; semmai era finita l'èra della musica rispettosa di se stessa.
Sabato sera, i King Crimson hanno rispettato il passato, hanno dimostrato che ha ancora molto da dire, che è "attuale" e originale all'inverosimile... ma hanno dimenticato la musica.
Tornando al me romanticone, invece, questo è stato l'ultimo concerto rock cui ho assistito. Mi piace averlo fatto insieme ai miei amici di sempre. 


La scaletta 
Tuning Up
Larks’ Tongues in Aspic (Part I)
Pictures of a City
Cirkus
The Letters
Sailor’s Tale
Epitaph
Hell Hounds of Krim
Easy Money
Vroom
Peace: An End
Fairy Dust
Meltdown
The Talking Drum
Larks’ Tongues in Aspic (Part II)
----
Magic Sprinkles
Lizard
Indiscipline
The Court of the Crimson King
Red
The ConstruKction of Light
A Scarcity of Miracles
Radical Action II
Level 5
Starless
----
Devil Dogs of Tessellation Row
21st Century Schizoid Man

venerdì 4 novembre 2016

un modo concreto per aiutare le zone colpite dai terremoti

Ci sono persone che hanno i propri prodotti in magazzini considerati a rischio frana, ma che non si allontanano per paura di essere derubati di quel poco che gli è rimasto.
Aiutiamo queste famiglie, acquistando i loro prodotti.

Il botteghino della Gricia
Negozio provvisoriamente chiuso ma disponibile per spedizioni
kit della pasta alla Gricia
(vicino Amatrice)
www.ilbotteghinodellagricia.it
393 446 0526

Macelleria Casale De Li Tappi
Aperto e disponibile per spedizioni
Salumi di Norcia e prodotti dell'Umbria
www.norcineriadinorcia.it

Norcineria Felici
Disponibile per spedizioni
Prodotti di Norcia, Cascia e Umbria
www.norcineriafelici.it

Punto vendita caseificio di Norcia
Formaggio di Norcia, legumi e miele
+393331091291

Norcineria Ulivucci
Disponibile per spedizioni
Legumi, pasta, olio e vino
www.norcineriaulivucci.it

Cioccolateria Vetusta Nursia
Disponibile per spedizioni
www.norciaciok.it

Prodotti tipici di Gaffi
Disponibile per la spedizione
Legumi, formaggio e altri prodotti di Cascia e dell'Umbria
www.prodottitipicigaffi.it

Il Norcino di Campi di Norcia
Salumi artigianali di Norcia
www.ilnorcino.net

Norcineria F.lli Ansuini
Salumi di Norcia
www.ansuininorcia.com

Lanzi
Formaggi e salumi
www.lanzisrl.it

Azienda Agricola Persiani Roberto
Disponibile per la spedizione
Legumi, patate e zafferano di Cascia
www.zafferanoitalia.it

Valle del Sole
Azienda agricola Castelluccio
Disponibile per spedizioni
+393393724609
+383318149622

Moscatelli tartufi Norcia
Formaggio e tartufi
www.moscatellitartufi.com

Norcineria Coccia
Salumi di Norcia
Disponibile per spedizioni
+393337429996

Prosciutteria del Corso
Salumi di Norcia
Disponibile per spedizioni
+393939772180

Azienda agricola Sibilla di foglietti Enrico
Confetture, composte, salse, dolci, succhi e sciroppati
info@sibilladinorcia.com
+393471761488

Il Massaro di Norcia e Castelluccio
Miele, confetture e prodotti derivati
Disponibile per spedizioni e acquisti
www.ilmassaro.it

Norcia Food Online
Norcinerie, salumi e formaggi
Disponibile per spedizioni
www.norciafood.it

domenica 26 giugno 2016

il basso baffo di Enzo Pietropaoli colpisce ancora

Repubblica continua a sfornare ottimi cd jazz senza dare loro il peso che meritano; e quindi anche agli appassionati possono sfuggire titoli e idee che proposti in maniera più accorta troverebbero lo spazio che meritano. Come questo Lazy Songs a firma di Maria Pia De Vito e di Enzo Pietropaoli, accompagnati dalla chitarra di Adriano Viterbini.
Nella voce della De Vito c'è da fare i conti con la prima Joni Mitchell e con certi adagi liquidi di Joan Baez. A volte si perde per strada, soprattutto quando sfida i Talking Heads e Sting, ma spesso riesce a stabilire un'esatta connessione tra il profluvio di note della chitarra di Viterbini e l'elegante basso (elettrico!) del sempre sornione Pietropaoli.
E mentre Viterbini riesce a trattenere i miliardi di note che sarebbe capace di produrre senza requie, Pietropaoli continua a confermarsi un musicista di rara eleganza e umiltà. 
In alcuni momenti si sente che siamo di fronte a un esperimento rischioso, quasi sfrontato, dove la lettura in chiave di blues insegue memorie sparse in cui galleggiano Jefferson Airplane, Fleetwood Mac, Grateful Dead e Creedence Clearwater Revival, ma è un cd che merita spazio nella vostra collezione.
Una nota di merito va alle splendide letture di All this useless beauty di Elvis Costello, di I can't stand the rain di Ann Peebles e di Eleanor Rigby dei Bitols: ad alto volume ovviamente, da sentire almeno cinque volte consecutive.

martedì 12 aprile 2016

le possibilità di Herbie Hancock

Le autobiografie sono oggetti deliziosi, divertenti, spesso intriganti; però corrono il rischio di non essere credibili. 
Troppo facile suonarsela con disinvoltura, senza che uno spirito critico o almeno competente sappia rintuzzare imprecisioni o vanità.
Però Herbie Hancock è così simpatico, empatico e umilmente geniale, che non mi sono minimamente preoccupato di verificare nulla delle storie contenute nella sua pregevole autobiografia.
In questo suo libro, insomma, si ha la conferma esatta del suo pianismo: sempre attento alle novità, mai ripetitivo, con una cifra e uno stile duttili ma non furbi, che tendono spontaneamente a mettersi costantemente in discussione.
E stiamo parlando di un pianista che ha anche intrapreso strade ipercommerciali, mettendo in difficoltà anche i più tolleranti tra i suoi estimatori.
Eppure, e alla fine, da Herbie Hancock accetti qualunque cosa. 
Sicuramente, non è un libro storico, né tantomeno tecnico; in più, c'è un apparente tentativo di riappacificazione con chiunque abbia collaborato con lui (il mondo del jazz, si sa, vive anche di conflitti). 
Però, e alla fine, è un libro che merita di essere acquistato.

venerdì 8 aprile 2016

Blue Trane - La vita e la musica di John Coltrane

Di questa perla biografica ho la prima edizione, che ebbe strana fortuna per motivi grafici: sulla costa il cognome dell'ottimo autore, Lewis Porter, era scritto con un corpo superiore a quello del musicista trattato, generando di fatto l'equivoco che la biografia fosse su Cole Porter e non sul grandissimo John Coltrane, un'iradiddio del sassofono che ancora oggi saprebbe insegnare grandi cose.
È un testo che marcia su almeno tre grandi direttrici: una biografia asciutta, nitida e ben articolata che racconta anche un'America di altri tempi, nel bene e nel male; un saggio musicale accessibile anche all'ascoltatore meno avvertito alla teoria musicale; un preciso manuale musicale per musicisti esigenti e competenti.
400 pagine di testo e spartiti, oltre 10 pagine di fitta bibliografia, un indice dei nomi vasto e accurato, utili e precise annotazioni per quasi 50 pagine... nessun chiacchierismo personale o sciatto in cui (come solo sanno fare certi critici italiani) il protagonista sembra più l'autore che il soggetto del testo. Insomma, un libro perfetto che non dovrebbe mancare nelle vostre librerie.

martedì 1 marzo 2016

sbalordirsi con i Dream Theater

Tra i miei "peccati" musicali figurano anche i Dream Theater: adoro quel loro modo così crasso di dimostrarsi superiori al genere umano, con tecniche strabilianti e geometricamente ineccepibili, a volte fredde, spesso calcolate, ma dagli effetti decisamente stupefacenti. 
Certo, non amo la voce patinata di La Brie, con quell'urgenza adolescenziale di terminare la frase prima che finisca il fiato; a pari livello, preferisco la "voce con la patta" di Robert Plant, che invece sapeva di fate e di grotte e di afrore pagano.
Però ho tutti i loro cd, che conservo e ascolto ciclicamente almeno una volta l'anno.
Ebbene, questo loro ultimo lavoro è forse la cosa migliore che abbiano mai fatto; ve lo dice uno che preferisce masticare altri generi. THE ASTONISHING, insomma, dovrebbe essere ascoltato anche da chi non ama il metal progressive o comunque mal digerisce le raffiche di note quasi-gratuite-ma-spettacolari.
È un concept album che 20 anni fa avremmo definito quadruplo LP, ma che oggi possiamo limitarci a misurarlo come doppio CD. 
La storia è molto banana e prevedibile (la trovate riassunta qui); ma è il modo con cui viene narrata che trovo credibile.
Innanzitutto, non soffre della sindrome da quarto lato (tipo The Wall, che alla fine la fa troppo per le lunghe). 
Poi, non ha punti mediocri usati come mero passaggio per altri punti più eccellenti: la struttura è convincente dall'inizio alla fine, ed è godibile e credibile sotto ogni punto di vista.
Quindi, vede tutti i musicisti lavorare insieme per l'"idea": sì, ci sono terrificanti momenti solistici, ma sono coerenti e ben incastonati; non la solita accozzaglia di tecnicismi buttati là.
Infine, si sente che Jordan Rudess ha contribuito all'insieme in maniera quasi determinante: le partiture, cioè, sono tutte ben orchestrate e complete; Petrucci, si sa, tendeva sempre a esagerare pur di mettere in risalto la sua mitragliatrice a forma di chitarra.
È vero, non mancano momenti "simili" ad altri complessi/specialisti: ci sono molte cose in stile Yes, Queen, Jethro Tull, persino Cat Stevens, Pink Floyd e alla Satriani... e anche un chiaro omaggio a Jesus Christ Superstar (e a 007, se vogliamo). 
E poi, a volte trovo fastidioso il missaggio del drumming pustoloso di Mangini. 
Però è un signor lavoro.
E a voi che non amate il genere, soprattutto a voi, ne consiglio caldamente l'acquisto.